recensione di film
Munich è un film inaspettato: nel senso che non è un film da Spilberg, sempre attento ai contenuti facili bensì è un film che implica una visione concentrata, si sforza di mostrarci il dolore, la rabbia e l’immensa tragicità di due popoli in guerra che non possono, per anni ancora, ottenere una pace. La vicenda ripercorre i fatti dopo la strage delle Olimpiadi di Monaco de ’72. I palestinesi uccidendo 9 atleti israeliani hanno attirato l’attenzione del mondo sulla loro causa. Golda Meir, Primo ministro di Israele, decide pertanto di dare una risposta violenta a quel gesto e ordina ad un anonimo agente del Mossad di perdere la propria identità, vita e famiglia e di buttarsi in una caccia senza fiato per trovare e uccidere gli undici attentatori. Il film è intricato ma la narrazzione scorre con semplicità e chiarezza. Le scene di violenza sono precise e dettagliate mentre lo sforzo degli attori nel mostrare la loro perenne vita di guerra, con sfumature sentimentali e religiose annesse, è ben convincente. Alla fine troviamo un eroe diviso fra il senso dello stato e gli omicidi commessi, in un, forse un pò forzato,irrisolto e irrisolvibile pentimento.
Fulvio Caporale
l'articolo originale lo potete trovare qui: https://www.centraldocinema.it/munich/