perché leggere resta un atto di anarchica libertà
Ora che il Salone del Libro di Torino 2026 si è concluso, mi vengono in mente un paio di riflessioni sul libro che mi piacerebbe condividere.![]()
La prima riguarda la condivisione della lettura, che io trovo frustrante, perché preferisco vivere il libro come un dono segreto da svelare in solitudine. La seconda riguarda la proposta delle case editrici che quest’anno ho trovato più ricca e stimolante, ma anche carica di segnali importanti, con una diversificazione di proposte non indifferente.![]()
Muovendomi fra i vari stand ho parlato con molti editori che hanno in mente con precisione la natura del loro catalogo: penso, ad esempio, a Cristina Florio, editore di Edizioni Sanpino, o a Manuel Grillo, editore di Settecolori. Due realtà diverse, ma accomunate dal desiderio di pubblicare buoni libri e di costruire un catalogo ricco di suggestioni.
Il libro per me rappresenta una libertà essenziale. Non ci sono molti altri strumenti salvifici come la lettura, perché essa crea un contesto personale in cui è indispensabile essere da soli. Ma allora la folla del Salone, i festival o i raduni di amanti dei libri sono sbagliati? Stare insieme è sempre un’ispirazione, ma la lettura in sé deve rimanere un momento intimo, in cui gli squilibri della vita reale prendono una forma più umana, vera o verosimile, ma logica, affascinante e ricca di possibilità.
Leggere rappresenta una fuga? Anche. Ma soprattutto è uno strumento tagliente per comprendere fino a dove può spaziare la nostra passione, il desiderio di capire, la possibilità di immaginare vite diverse dalla nostra, la forza di idee immortali. Non si tratta di un gesto passivo: la lettura è tutt’altro che passività, è un atto di forza, di coraggio, di fatica e di ardimento, perché costringe la mente a prendere coscienza che siamo vivi.
Tutto intorno ci spinge verso la staticità, verso la schiavitù intellettuale, l’omologazione. La lettura è invece amore per le idee, ricerca di nuovi orizzonti e relazione profonda con un autore che ha bisogno, inevitabilmente, di un lettore. Per questo motivo il Salone, con la sua mole di proposte, è un ottimo invito alla ricerca; ma la lettura come esercizio di massa, no, non funziona: perde il suo senso più profondo e il piacere sottile della trasgressione.