una gara pericolosa
In un bosco fittissimo e pieno di cespugli viveva una comunità di lumache. Erano migliaia e obbedivano a una regina che aveva le dimensioni di un cagnolino; loro, invece, erano piccolissime, come è naturale che sia per una lumaca. Queste dolci e bavose creature avevano, oltre alla casa che si portavano sulla schiena, un meraviglioso bosco circondato da prati pieni di erba fresca, dove andavano a mangiare, strisciare e giocare.
Sì, proprio così: queste lumache giocavano. Il loro sport preferito consisteva nel togliersi il guscio e lanciarlo sull’erba; poi strisciavano il più velocemente possibile per raggiungerlo e chi riusciva a entrarci prima delle altre vinceva. Ovviamente la gara durava tantissimo, anche perché le lumache scagliavano il proprio guscio avvalendosi di un elastico che lo lanciava lontanissimo — almeno per loro. Subito dopo, la regina dava il segnale di via con un cenno delle antenne e le lumache partivano con una lentezza estenuante verso le loro case.
La gara poteva durare diverse ore ed era aperta a tutti i membri della comunità. Così, un giorno, anche Carolina decise di partecipare. In una situazione normale i genitori di Carolina non avrebbero avuto nulla da ridire, ma nel suo caso le cose erano diverse: Carolina, infatti, era l’unica lumaca ad avere il guscio di colore rosso. Era di un bel rosso vivo e si vedeva da molto lontano.
Carolina viveva con i genitori in un cespuglio un po' isolato; passavano il tempo a mangiare foglie e a nascondere la piccola da occhi indiscreti. I suoi genitori temevano che le altre lumache la prendessero in giro o che i predatori del bosco, incuriositi dal colore, la rapissero o, peggio ancora, la mangiassero. Ma Carolina aveva un carattere forte e non accettava che qualcuno le impedisse di essere felice. Così, con voce flebile ma sicura, disse: "Io vado, e basta".
I suoi genitori la guardarono con un misto di orgoglio e timore, ma alla fine accettarono la decisione della figlia. Il giorno della gara c’era tutta la comunità; la regina osservava le partecipanti agitando le antenne in segno di saluto. Intorno a loro regnava il silenzio. Le concorrenti si posizionarono sulla linea di partenza; la tensione era palpabile.
La lumaca incaricata di dare il via si avvicinò al filo d’erba teso sulla partenza e, con la tipica flemma dei suoi simili, iniziò a mangiarlo. Quando ebbe inghiottito l’ultimo boccone, le lumache uscirono dai rispettivi gusci, raggiunsero gli elastici, presero la mira e li lanciarono, per poi tuffarsi nella corsa. La folla iniziò a fare il tifo agitando freneticamente le antenne. La regina, circondata dalla corte, osservava la gara senza proferire parola.
Dopo un paio d’ore, alcune lumache si erano addormentate lungo il percorso, altre arrancavano sfinite. L’unica a procedere con ritmo costante era Carolina che, con una determinazione incredibile, aveva guadagnato un buon vantaggio su tutte le altre, eccetto una che non smetteva di inseguirla. Nonostante la fatica, Carolina non cedette: con un ultimo sforzo allungò il collo all’inverosimile e riuscì a scivolare nel suo guscio prima di chiunque altra.
Fu un trionfo. Tutte le lumache acclamavano Carolina agitando le antenne e persino la regina appariva compiaciuta. In quel silenzio totale, l'entusiasmo era visibile in ogni movimento. Carolina era felice e indossava con immenso orgoglio il suo guscio rosso.
©Fulvio Caporale