un bacio inaspettato
Una bocca gigantesca si era posizionata in mezzo al parco. Era lunga almeno dieci metri. Rimaneva in bilico sull’erba appoggiandosi sul labbro inferiore. Aveva due labbra carnose, prominenti e di un rosso fuoco intensissimo.
Luca si trovava da solo al parco per una passeggiata. La calura era insopportabile, ma comunque più accettabile di quella di casa. Si avvicinò alla bocca per esaminarla con maggiore attenzione. Camminò con cautela fino a fermarsi a circa due metri di distanza. Intorno a lui non c’era nessuno; il parco era deserto. Le labbra della bocca erano leggermente screpolate ma erano di un colore rosso molto intenso. Erano serrate come in un moto di dolore. Luca le osservò per alcuni minuti, colpito dall’espressione. Quelle labbra non sembravano in tensione, ma esprimevano un dolore misto a paura, come quando un bambino ha ricevuto uno schiaffo e sta per piangere ma non vorrebbe farlo e trattiene a stento le lacrime. Luca si avvicinò per toccarla. Lo colpiva il colore delle labbra, così vivido e lucente. Emanavano un fascino pericoloso. Si avvicinò fino a poterle toccare e con il dito indice della mano destra sfiorò il labbro superiore. Di colpo, le labbra si distesero come stupite per quel tocco inaspettato e si aprirono leggermente in un’espressione di meraviglia. Luca ritrasse la mano, non si aspettava quella reazione. Fece un passo indietro e rivolgendosi alla bocca, disse:
«Chi sei?».
La bocca aprì le labbra in un gesto di profondo stupore, ma non rispose.
«Chi sei?». Luca alzò la voce.
La bocca accennò un lieve sorriso. Almeno così sembrò a Luca. Si guardò ancora intorno ma non vide nessuno. La luce del giorno cominciava a diminuire, non era ancora il tramonto ma dovevano essere quasi le sette di un giorno torrido. Era il quattordici agosto e la città era semideserta, faceva così caldo che il parco non richiamava nemmeno coloro che amavano correre a tutte le ore del giorno e ad ogni temperatura. Solo Luca sembrava non sentire troppo la calura quotidiana; incapace di sentire quel caldo appiccicoso e asfissiante che rendeva le città sempre più invivibili.
«Luca».
Sentì chiamare il suo nome.
«Tu sei Luca». La voce proveniva dalla bocca, eppure le labbra non si erano mosse.
«Come è possibile?», pensò Luca. «Sa il mio nome e ha parlato senza muovere le labbra».
Girò intorno alla bocca per vedere se qualcuno si fosse nascosto dietro. Non c’era nessuno, solo la parte retrostante delle labbra, una membrana continua, chiusa e di colore rosso. Toccò quella membrana e la bocca iniziò a girarsi su sé stessa, come se avesse delle gambette invisibili che la muovevano lentamente ma inesorabilmente.
Le labbra compirono una rotazione di trecentosessanta gradi e si misero di fronte a lui. Luca le osservò e chiese:
«Come sai il mio nome?».
E mentre aspettava una risposta le labbra si avvicinarono velocemente e lo baciarono in faccia.
Il bacio fu talmente forte che Luca cadde a terra, stremato. Era come se gli avessero aspirato tutta l’energia vitale. Per alcuni minuti fu incapace di alzarsi e rimase disteso a guardare il cielo. Era senza forze, ma si sentiva stranamente bene, provava una profonda sensazione di appagamento. Mentre era disteso osservò le nuvole, una aveva una forma strana, sembrava un drago e si stagliava perfettamente sopra di lui. Luca avrebbe voluto schiacciare un pisolino in quel contesto di pace e tranquillità. Poi, mentre il sole gli scaldava la pelle, cominciò a percepire un’ombra che si stagliava sopra di lui. La bocca si era mossa e, senza emettere alcun rumore, si era avvicinata ai suoi piedi. Luca si alzò appoggiandosi sui gomiti. La bocca sembrava osservarlo, sebbene non avesse occhi. Si avvicinò ancora, fino quasi a sfiorargli il volto. Luca cercò di indietreggiare spostandosi sui gomiti e muovendo il bacino in modo da allontanare la testa ma la bocca fece un balzo rapido verso di lui.
Di Luca si vedevano solo le gambe, perché il resto del corpo era coperto dalla bocca che lo stava baciando con passione vorace. Luca cercava di urlare, ma la voce non usciva. La bocca lo stava assorbendo, baciandolo con un’intensità che non aveva mia provato prima. Se non fosse stato per la sensazione di soffocamento, avrebbe provato piacere. Mentre l’ossigeno scompariva dai suoi polmoni e l’ultima parte di energia vitale veniva risucchiata dalla bocca, provò un senso di estasi.
Quando la bocca si allontanò, di Luca rimanevano solo le gambe. Il resto del corpo era stato assorbito. La bocca volò via, alla ricerca di qualche altro spasimante.
Fine
©Fulvio Caporale