L' albero

Il mio sito personale

 

Sono rimasto accanto al mio albero per un anno intero. Mentre meditavo, appoggiato con la schiena al suo possente tronco, tutto intorno a noi cambiava. Avevo gli occhi chiusi mentre la foresta degenerava, colpita da un vento fortissimo, poi da piogge e da un sole arido, bruciante. Ma non è stato solo il clima a distruggere il mio piccolo ecosistema: qualcosa nella natura intorno a noi moriva, mentre solo il mio albero, dall'età indefinibile, rimaneva vivo. Mi proteggeva con la sua ombra, mi riparava con il suo fusto, mi faceva sentire vivo attraverso le sue radici. Non avevo paura, anche se ero cosciente che ciò che stava accadendo fosse per sempre.

Quando riuscivo a pensare, mi domandavo se gli alberi avessero una storia non raccontata, se la loro presenza fosse la testimonianza di una vita, di una forza e di una saggezza che non abbiamo mai conosciuto. In quella situazione estrema mi affioravano alla mente pensieri strani: favole immaginate che sentivo ispirate dalla presenza della pianta. Le lasciai correre. Mentre intorno a me si scatenava il caos, mi sentivo protetto dal mio albero, avvolto in un unico fluido di energia. Stavamo comunicando?

Sentivo crescere un'angoscia strana, come se le immagini e i pensieri che affluivano dal mio inconscio fossero troppi perché io riuscissi a controllarli, catalogarli o contenerli. Stavo impazzendo! Urlai dal dolore; la concentrazione e la meditazione che stavo praticando non erano più sufficienti a dominare il mio stato d'animo. Aprii gli occhi. Non vedevo più nulla: l'ambiente intorno a me si era coperto di una patina bianca. Tutto vorticava intorno a noi a una velocità incontenibile, ma i pensieri non erano spariti; erano stati rallentati da qualcosa che li controllava.

Mi concentrai su alcune immagini e vidi ciò che non avrei mai pensato di vedere. La storia dell'albero, in migliaia di frammenti, si stava affollando nella mia mente. Con immensa lentezza mi si paravano davanti agli occhi scene della foresta che mutava: persone di epoche diverse che si erano avvicinate al tronco, gli animali che lo avevano popolato. Era... meraviglioso. Poi cominciai a percepire i suoi sentimenti, e fu un colpo fatale. Erano sentimenti spessi come la sua corteccia: complessi, violenti, appaganti, gioiosi, teneri, crudeli, generosi, tristi. Ogni volta era come se il mio animo mutasse per comprendere la sua incredibile solitudine e la sua profonda compassione.

"Basta, ti prego!" dissi ad alta voce.

E piano piano, con una lentezza che mi parve durare anni, i suoi sentimenti uscirono da me e scomparvero. Rimasi vicino all'albero per un'altra settimana. Il mio respiro era più libero, aperto, pulito. Poi, con una stanchezza immensa, mi alzai e mi guardai intorno. La foresta era la stessa, ma io ero diverso: vedevo e comprendevo una gamma di emozioni che non avevo mai provato prima. Mi girai verso l'albero e lo toccai. Non sentivo nulla, ma sapevo di essere parte di lui. Non eravamo più soli e non era più necessario che rimanessi lì. Mi aveva dato ciò di cui avevo bisogno e io avevo dato qualcosa a lui: la compassione.

©Fulvio Caporale

Data di pubblicazione: martedì 27 gennaio 2026 • Pubblicato in: Racconti