recensione di film
Il nuovo film di Sokurov esprime due mondi divisi dall’incomprensione. L’impero americano vittorioso al cui apice in Asia compare il gen. McArthur e l’impero giapponese il cui unico simbolo è la figura dell’imperatore Hiroito. Questi due personaggi sono il fulcro di un film che utilizza la ricerca storica per approdare a un senso mistico dell’esistenza. Entrambi i personaggi rappresentano, da una parte, il loro ruolo istituzionale, costruito in base alla ricerca storica precisa e dettagliata del regista, dall’altra, sono il simbolo di un potere storico in evoluzione, quello americano, e uno in decadenza, quello giapponese, che nel confronto della seconda guerra mondiale appaiono come due aspetti tragici e intensi dell’immutabile percorso della storia. L’imperatore Hiroito appare come una figura infantile schiacciata dal peso delle sue responsabilità e dal corso degli eventi, oramai immutabili, contemporaneamente, però, sembra anche un uomo consapevole del meccanismo che lo circonda e della necessità di scegliere fra l’autodistruzione del suo popolo e l’abdicazione del ruolo divino dell’imperatore per favorire le riforme imposte dagli americani. In questo sottile e velato confronto Sokurov tratteggia un Hiroito complesso, difficile da capire difronte alle complessità della sua intelligenza e del suo ruolo. Mentre disegna un Mc Arthur, meno evidente nel film, come un volgare giocatore di abili trame diplomatiche che però alla fine comprende la delicatezza della cultura giapponese e la sua chiave di accesso: in una mirabile scena dove il dialogo tra l’americano e il giapponese diventa simbolicamente il primo tassello per un incredibile rapporto politico fra Giappone e Usa.
L’aspetto metafisico riguarda l’intenso ruolo umano e spirituale di Hiroito, in particolare, difronte al meccanismo decadente e folle del potere in cui la tradizione millenaria del popolo giapponese si mostra nella barbarie della guerra e della disfatta. Esemplari a questo riguardo sono la scena del consiglio di guerra del governo giapponese in cui Hiroito parla di pace citando una poesia del padre, e il ministro della guerra propone di lanciare dei cani imbottiti di esplosivo contro gli americani, e la scena di assura normalità in cui Hiroito parla della bomba atomica sganciata su Nagasaki mentre McArthur risponde abbassando gli occhi: “non ho dato io l’ordine”.
Fulvio Caporale
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