La fatica di esistere
Il Ragno
Il ragazzo prese il ragno con un lembo di carta igienica. Era un esemplare molto piccolo e innocuo; ma, proprio perché era un ragno, suscitava sospetto, orrore e paura. Il ragazzo ci pensò un attimo: in fondo, se lo avesse risparmiato e avesse deciso di farlo uscire dalla finestra, avrebbe risolto il problema senza troppe difficoltà.
“Quale problema?”, pensò. “Il problema della scelta,” si rispose. Io posso decidere della sua vita, del suo destino e del suo futuro. Il pensiero gli balenò nella mente per pochi istanti e poi svanì. Troppa fatica porsi questioni sulla vita di un ragno; lo gettò nel lavandino e fece scorrere l’acqua.
Il ragno precipitò giù per il tubo di scarico. Ma invece di finire dritto nelle fogne, riuscì ad aggrapparsi a un lembo vischioso che pendeva dalle pareti del condotto. Resistette con tutte le sue forze al passaggio dell’acqua, fino a quando l’ultima goccia non scivolò via. Si aggrappò con ancora più forza a quella piccola ancora di salvezza che fluttuava nel tubo; rimase appeso per un po' nel buio, sospeso fra la vita e la morte, cercando di riprendersi dallo shock.
Si guardò intorno: tutto era buio. In alto si scorgeva ancora una luce flebile che proveniva dall'esterno, passando attraverso la griglia dello scarico. Provò a risalire, ma scivolò giù di qualche centimetro. Si fermò. Rimase appeso a osservare la luce, poi guardò il buio melmoso del tubo. Arrampicarsi fino alla luce era difficile e rischioso: se fosse scivolato, sarebbe morto. Ma scendere giù, dove non sapeva cosa avrebbe trovato, era ancora più temibile.
Guardò di nuovo la luce. Cominciò a salire, ma mentre lo faceva gli venne in mente che, forse, fuori dal lavandino avrebbe ritrovato il ragazzo, pronto a buttarlo di nuovo giù o a schiacciarlo. Si fermò ancora. I suoi occhi fissavano la luce. Una decisione andava presa. Scelse la luce e si arrampicò con tutte le sue forze.
Ma quando giunse alla sommità, sentì dei rumori provenire dal bagno. Mise fuori una zampetta e un urlo fortissimo squarciò il silenzio. Una donna lo aveva visto. Urlando, la signora aprì il rubinetto e l’acqua invase il tubo come una cascata impetuosa. Il ragno cercò di tenersi saldo, ma il getto era troppo forte e finì per precipitare nel baratro. "Scelta sbagliata", pensò, mentre sprofondava in un buio terribile dove non c’era speranza.
Atterrò su una massa indefinita che attutì il colpo della caduta. Rimase lì a galleggiare. La disperazione lo invase: aveva sbagliato, ma era ancora vivo. Tuttavia, i pericoli di quel luogo gli erano sconosciuti, mentre in superficie sapeva come sopravvivere. Non poteva tornare indietro, era troppo rischioso; doveva adattarsi. Mentre cercava di abituare i suoi occhi al buio, la massa su cui era appoggiato cominciò a muoversi. Il ragno si aggrappò ad alcune protuberanze che fuoriuscivano da quel grumo e si fece trasportare in un cunicolo melmoso.
Un po' di luce trapelava da una grata in fondo al condotto. Il ragno guardò l’ammasso che lo stava trasportando: era una massa gelatinosa di sporco trascinata dalla melma delle fogne. Non si fece molti problemi: in fondo, qualsiasi cosa lo stesse aiutando era benvenuta. Ma lo stava davvero aiutando? In realtà, quella massa informe si stava dirigendo verso una sorta di cascata di fango che finiva in un fiumiciattolo sottostante. Il ragno se ne rese conto in tempo e si aggrappò alla parete per evitare di precipitare.
La massa scomparve oltre la grata e il ragno rimase per un po' a riposare, appiccicato al muro. Intorno a lui c’era ancora il buio, ma era meno denso di prima. La luce della grata gli permetteva di guardarsi intorno; c’era silenzio, tutto sembrava calmo. Il ragno, che amava restare sospeso sulla sua ragnatela a contemplare il mondo, rimase affascinato da quel posto. In fondo non era andata male: qui avrebbe potuto tessere la sua tela e attendere prede.
“Eventuali e potenziali,” pensò, “perché qui non sembra esserci nulla di commestibile.” Si guardò intorno sconsolato e corse verso la grata, raggiungendola dopo diversi minuti. Fuori c’era la libertà, la possibilità di ricominciare a vivere con tutti i rischi del mondo esterno: vespe, lucertole, uccelli. Dentro, nell’antro melmoso, regnava una condizione forse di fame, ma di tranquillità.
L’indecisione lo costrinse a fermarsi per qualche istante sulla grata. Ma mentre i suoi occhi osservavano il buio della fogna, una lucertola, immersa nell’erba all'esterno, allungò rapida la lingua e lo catturò. Il ragno sentì la morte arrivare. Un ultimo guizzo gli passò per la mente: il desiderio di quel buio silenzioso e pacifico. Ma l’istinto di sopravvivenza prevalse e, mentre la lucertola lo stava schiacciando tra le fauci, lui la punse.
La lucertola aprì di colpo la bocca e lui, mezzo schiacciato, uscì rapido e rientrò nella grata. Guardò l’antro melmoso della fogna e cominciò ad amarlo. "Finalmente un posto dove posso stare sereno", pensò, e cominciò a cercare il punto giusto dove tessere la sua tela.
Fulvio Caporale