Il giardino.

Scomporre la mente.

«La solitudine va gestita», mi ha detto un vecchio morto da poche ore. Non conosco nemmeno il suo nome. Ora, qui accanto a me, è rimasto solo un suo straccio lurido: l'unica testimonianza di una vita consumata in questa cella.

Anni fa, durante una vacanza su un'isola, passavo le giornate a meditare sullo scopo dell’esistenza. Ero convinto che l’unico senso del vivere fosse realizzare un’opera, lasciare un segno. Poco distante dal mio albergo, osservavo ogni giorno un giardiniere al lavoro in una casa colonica. Restava sotto il sole per otto ore, instancabile, trasformando un groviglio di terra in un’opera d’arte. I cespugli mutavano forma sotto i suoi colpi, le aiuole trovavano un equilibrio, ogni alberello piantato sembrava seguire uno schema mentale invisibile ma rigoroso. Rimanevo ore a fissarlo, mettendo in discussione la mia stessa vita davanti a quel capolavoro anonimo.

Ora che sono chiuso in questa cella e il tempo davanti a me sembra infinito, ripenso a quell'uomo. All'inizio, quando mi hanno portato qui, il mio compagno di stanza mi era parso un disperato; è stato il mio primo, sbrigativo giudizio. Ma ora il disperato sono io. La luce fatica a filtrare dalle sbarre e mi sento morire, eppure la mente resta lucida. La mia memoria, una macchina di ferro un po’ arrugginita, mi ha permesso di ricreare quel giardino su un foglio, in modo ossessivo e preciso. È il giardino dell'isola, ma con qualcosa in più: è come sarebbe diventato se fossi rimasto a guardarlo fino alla fine.

Sono accusato di vari crimini, condannato a quella solitudine che il vecchio mi aveva suggerito di "addomesticare".

Proprio mentre scrivo queste righe, mi accorgo che il mio disegno è cambiato. Qualcuno lo ha toccato.

È completo. Ma non sono stato io a finirlo. Forse è stato lui, il vecchio: conosceva il finale di quell'opera perché quell'opera era sua.

Solo ora capisco: era lui il giardiniere dell'isola! Non lo avevo riconosciuto nello squallore della prigione, ma il suo esempio resterà qui con me. Continuerò a disegnare il suo giardino, finché le pareti di questa cella non scompariranno dalla mia mente.

Data di pubblicazione: lunedì 2 marzo 2026 • Pubblicato in: Racconti