Il bozzolo

nel petto

Una forte contrazione al petto, mentre passeggio fuori dall’ufficio, mi fa quasi cadere a terra. Sono profondamente stanco e abbattuto. Mi appoggio a un’auto parcheggiata sul marciapiede e tiro il fiato. Respiro con calma. Mi guardo attorno mentre l’ossigeno mi riempie i polmoni e noto quanto l’auto su cui sono appoggiato sia sporca; infatti, non solo è polverosa ma è anche tappezzata dagli escrementi dei piccioni. Probabilmente era parcheggiata altrove, perché lì non ci sono alberi, ma solo cancelli, muri e palazzi di cemento. Penso che sia incredibile il livello di sporcizia della città, oltre al caos creato dal traffico e dalla mancanza di parcheggi. Inoltre, rifletto, mentre il petto comincia a farmi meno male, che l’assenza dei parcheggi sia dovuta soprattutto alla perdita di denaro delle famiglie che non possono più permettersi di pagare un box per proteggere la loro auto. E in effetti anch’io non ho più soldi, o quanto meno non ho soldi da spendere in più; ma poi mi domando, sprofondando sempre di più nel mio delirio, se abbiamo controllo del denaro che spendiamo e se, quindi, non sia più un problema di scelte che di soldi che entrano nel portafoglio. Ma non riesco a concludere il discorso che il petto ricomincia a farmi male. Mi brucia. Mi appoggio allora con tutte e due le mani al cofano e sento una pesantezza esagerata ai polmoni, mi sembra che qualcosa si stia gonfiando dentro di me. Lo tocco; ha la forma di una palla da tennis. Mi assale un’angoscia sconfinata. Ho un essere in petto che sta crescendo? Potrebbe forse esplodere e uccidermi all’istante?

Mi guardo intorno angosciato; non vedo nessuno intorno a me e nemmeno in lontananza. Dove sono tutti? Il dolore al petto si fa più forte, più intenso, mi tengo il bozzolo stretto come se fosse una piccola tetta che cresce impercettibilmente. Sto male, ma contemporaneamente la palpo con curiosità, ha indubbiamente il suo fascino. In fondo alla strada vedo un cane che si avvicina trotterellando; quando è ad un paio di metri da me si blocca di colpo, annusa l’aria e poi scappa attraversando la strada.  Forse il mio odore è cambiato a causa di questo bozzolo. Forse sto cambiando anch’io, completamente.

“Buongiorno”. Mi giro e un uomo, un vigile, mi sta guardando.

“Buongiorno”. Mi ripete e mi guarda con curiosità.

“Sta bene?”

“Sì, sì. Bene. Grazie”. Rispondo, senza chiedergli aiuto, perché ho un senso di protezione, di timore per quello che mi sta crescendo nel petto.

Mi allontano dal vigile e mi dirigo verso un parco che si trova poco più in là. Mentre cammino verso il parco continuo ad accarezzarmi la protuberanza che porto attaccata al petto. Adesso comincia a pulsare, almeno così mi sembra; sento alla base, all’attaccatura del rigonfiamento con il mio petto, qualcosa di duro, come se ci fosse uno spigolo. Lo tocco con più attenzione e mi sale una strana tensione, come se mi sentissi spacciato, in preda ad un destino indefinibile ma con una fine tragica. Accelero il passo verso il parco. E’ un parchetto piccolo, senza nessuno nelle vicinanze, né sulle panchine.  Mi dirigo velocemente verso una panchina verde che mi sembra un miraggio; la sporgenza non mi fa male ma la base è sempre più dura. Forse non si sta formando una creatura o un insetto ma un tumore che ha una crescita straordinaria. Mi siedo sulla panchina e comincio a respirare piano, cerco di non pensare a nulla, tento una meditazione che mi concentri solo sul bozzolo. Non lo tocco, comincio ad avere paura. Dov’è il vigile? Avrei dovuto chiedergli aiuto. Avvicino la mano alla protuberanza e inizio a palparla con attenzione, con cura passo dalla sua sommità fino alla parte attaccata al petto. E’ durissimo, sembra un pezzo di marmo e ha la forma di una piccola tetta. Mi sento molto stanco; forse questa cosa mi sta portando via tutte le energie, forse dovrò morire affinché possa prendere vita e staccarsi da me. Rifletto alcuni istanti e realizzo che forse sono io il bozzolo di questa creatura! Sarò io a farla sbocciare! Sto delirando. Cerco di alzarmi ma sento un peso infinito sul petto, come se la cosa mi volesse trattenere sulla panchina. E’ diventata pesante come una palla da bowling, non riesco nemmeno a respirare. Svengo.

Mi sono svegliato in una condizione strana, con un torpore indefinito nella testa; sono ancora seduto sulla panchina; mi tiro su e non sento più quella pesantezza che mi opprimeva il petto. Riesco a respirare; mi guardo intorno ma non c’è nessuno; mi alzo, riesco a stare in piedi, vacillo un po' ma sono stabile, la spossatezza mi sta lasciando e appena riesco a riprendere il controllo di me stesso, guardo il mio petto e cerco con le mani la protuberanza. Non c’è più! Guardo con più attenzione, frugo con le mani sotto alla maglietta, ma non la trovo. L’ho assorbita? E’ sparita dentro al petto? Mi palpo dappertutto, mi tocco lo stomaco, le spalle, la schiena fin dove arrivo ma non c’è. Mi prende il panico. Potrebbe essere finita sulla parte alta della schiena e con le mani cerco di toccarmi le scapole, il collo, allungo le braccia fin dove arrivo ma della protuberanza non c’è alcuna traccia. Abbasso lo sguardo per osservare le gambe e vedo con orrore, vicino ai miei piedi, una montagnola di carne adagiata sul terreno. La osservo con attenzione, mi piego in avanti per guardarla meglio. Sembra una piccola tetta rosa ma senza capezzolo. E’ lei! E’ il mio bozzolo! Si è staccato ed è rotolato a terra. Non c’è sangue intorno e la base è compatta. Mi inginocchio per raccoglierla ma appena la tocco si muove, si sposta strisciando in avanti. Mi ritraggo inorridito.

“Ma che diavolo sei?” Urlo. Anche se non c’è nessuno lì vicino che mi possa sentire. Allungo una mano per afferrarlo, voglio vedere se sotto ha delle gambette che la fanno muovere, ma la cosa striscia in avanti e con maggiore velocità. Cerco allora di fermarlo con un piede ma è più veloce di me e sguscia via come se fosse una biscia. Lo osservo mentre si allontana verso un cespuglio. Non sento più il peso opprimente sul petto, mi sento libero ma contemporaneamente vorrei sapere dove è finita la mia tetta. Indeciso se scappare o cercarla rimango fermo a pensare. Un cane si avvicina al cespuglio e comincia ad annusare; corro verso il cespuglio per scacciarlo e riprendermi così la mia tetta. Appena il cane si allontana abbaiando io mi infilo nel cespuglio per stanarla. La trovo lì fra i rovi, mezza graffiata e con qualche goccia di sangue che trasuda dalla pelle rosea. La prendo delicatamente in grembo e sento un desiderio intenso di portarla al petto, di cullarla e di proteggerla. Quando la avvicino alla cassa toracica sento come un’attrazione, una forza immensa che mi spinge verso il bozzolo e in un equilibrio strano di forze percepisco che vuole tornare nella sua posizione originale; lo posiziono allora in mezzo al petto, sotto alla maglietta. Comincio a percepire la pesantezza di prima, l’affanno, il senso di soffocamento, ma adesso so da cosa proviene; stringo il mio bozzolo, lo abbraccio e mi incammino verso l’ufficio.

                                                   Fine.

© Fulvio Caporale

Data di pubblicazione: martedì 9 dicembre 2025 • Pubblicato in: Racconti