Custer di Larry McMurtry

L'epopea tragica del West

Larry McMurtry ha scritto una biografia e al contempo un libro di storia duro e appassionante. Un libro di 112 pagine in cui condensa la vita del generale secondo i suoi punti di vista, offrendo riflessioni e argomentazioni interessanti. Ma è riuscito anche a scrivere un saggio sull'epopea del West, quanto meno a tratteggiare le linee essenziali di un periodo storico complesso e travagliato che molti americani non conoscono e ancora meno gli europei. Questo saggio permette a un lettore come me, che conosce poco la storia americana, di essere incentivato a svolgere altri approfondimenti, a cercare altre informazioni; e non perché il saggio sia parziale, ma perché apre molte porte a un'analisi dolorosa ma necessaria sull'epopea del West.

Andiamo per ordine. La biografia racconta la vita di Custer prima della disfatta del Little Bighorn, avvenuta il 25 giugno del 1876. Custer si era diplomato a West Point come ultimo del suo corso, ma aveva dimostrato durante la guerra civile americana (1861 - 1865) una certa abilità al comando. Dopo la guerra fra gli stati del Nord e del Sud fu inviato a contrastare l'esistenza e il diritto a difendere la propria cultura dei nativi americani. Anche in questo contesto si era dimostrato un eccellente ufficiale. Il suo padrino, il generale Sheridan, gli aveva dato diversi incarichi e, anche quando Custer fu deferito alla corte marziale, lo aveva poi protetto e reinserito al comando. Perché tanta attenzione sul suo ruolo? Perché Custer aveva un talento per la battaglia: non si ritirava mai, andava sempre all'attacco. Era sicuro delle sue convinzioni e del suo istinto, e questo atteggiamento lo aveva portato in alcune situazioni a non obbedire agli ordini o a eluderli.

La battaglia del Little Bighorn fu però un evento fatale per il generale, perché mandò all'attacco una parte del suo reggimento, 250 uomini, contro circa 2.500 indiani. Una forza quest'ultima schiacciante che in poco tempo spazzò via tutti i suoi uomini e gli costò la vita. Custer morì in quella bolgia in cui cavalli e uomini combattevano in un contesto di feroce e tragica violenza. Il suo mito probabilmente crebbe anche a causa di una disfatta che venne considerata la più grave per l'esercito americano e che, dopo di allora, avviò a conclusione la resistenza dei nativi d'America.

McMurtry riesce a ricreare il contesto in cui lavorò Custer fino alla battaglia in cui morì. La moglie di Custer, nei cinquant'anni successivi, cercò di riabilitare la figura del marito, che venne accusato di negligenza per aver distrutto parte del suo reggimento. McMurtry in parte prende posizione narrando gli eventi, ma da un altro punto di vista lascia al lettore lo spazio per decidere quale versione sia più aderente ai fatti. Il saggio però non ha solo il pregio di raccontarci la vita di un generale americano, ma di suscitare davanti ai nostri occhi il mito del West: un'epopea che ha visto una violenza terrificante contro i nativi per togliere loro la terra e sfruttarla al fine di aumentare le proprie ricchezze. Ciò che vediamo in questi mesi di un'America che stentiamo a riconoscere ha radici molto profonde.

Pubblicato nel 2026

Collana Frontiere

pp. 128

€ 17,00

ISBN 9788806274474

Traduzione di Gaspare Bona

Fulvio Caporale

Data di pubblicazione: giovedì 13 agosto 2026 • Pubblicato in: Recensioni libri